Viaggio da Vicenza nei mercati ASEAN, seconda parte

Viaggio da Vicenza nei mercati ASEAN, seconda parte

Da Vicenza ai paesi ASEAN: Malesia, Singapore, Indonesia, Myanmar, Thailandia e Vietnam.

Dopo una prima panoramica sulle esportazioni vicentine nei mercati ASEAN, riassumiamo opportunità e highlights emersi da ogni singolo incontro.

L’Associazione ASEAN (Association of Southeast Asian Nations) è stata fondata nel 1967 da Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Thailandia, a cui si sono aggiunti in seguito Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar e Cambogia, arrivando a contare gli attuali 10 paesi membri. Nel complesso, si tratta della quinta economia mondiale con un PIL intorno ai 2,6 trilioni di dollari. Negli ultimi 10 anni, l’area è cresciuta mediamente del +6% con un tasso di crescita maggiore dell’Area europea e dei paesi in via di sviluppo in generale. Quasi tutti i paesi inclusi presentano una quota dell’industria parti al 30% del PIL. L’area attira diversi flussi di investimenti stranieri (156miliardi di USD nel 2019), superiori a quelli diretti verso la Cina continentale negli ultimi 3 anni. Di questi flussi, Singapore è ancora il paese maggior destinatario. Clima imprenditoriale e competitività sono in miglioramento. Nella crescita di questi ultimi 20-30 anni, un ruolo importante hanno avuto i consumi privati che hanno contribuito alla crescita del paese più degli investimenti.

La pandemia ha colpito duramente questi paesi, e il Vietnam è l’unico ad avere un tasso di crescita tendenziale del PIL. Per il 2021 le prospettive sono positive, sebbene inferiori a quelle avute in precedenza. Questo perché l’area è perfettamente integrata nello scenario commerciale mondiale ed inoltre è al centro di una più ampia integrazione asiatica attraverso due importanti accordi: il Regional Comprehensive Economic Partnership ed il Comprehensive and Progressive Trans Pacific Partership.

L’interscambio tra Italia e area ASEAN rappresenta circa il 2% dell’interscambio totale dell’Italia sul mondo pari a 17,6 mld € nel 2019. Il saldo commerciale è stato negativo, pari a 550 milioni di euro nel 2019. Da questi paesi l’Italia importa maggiormente tessile, abbigliamento, alimentari e infine computer e apparecchi elettronici. La maggiore categoria di export è quella dei macchinari meccanici. La quota di IDE italiana nell’area ASEAN è raddoppiata tra il 2013 e il 2017, ma rimane ancora bassa. L’export vicentino segna anche qualche incremento, nonostante il Covid.

Le opportunità di lungo termine in questa parte di mondo rimangono positive per vari fattori: demografici, ma anche riguardanti l’aumento dei redditi e l’integrazione di questi paesi nelle filiere produttive globali. Sicuramente il deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Cina favorirà ulteriore supporto agli investimenti in quest’area.

Malesia e Singapore

In collaborazione con Rita Bonucchi, di Bonucchi e Associati

La popolazione di Singapore è costituita per un terzo da stranieri ad alto reddito, e il paese è conosciuto come “vetrina” e destinazione turistica e di shopping.

Singapore è il crocevia dell’ASEAN per formazione e business.

La Malesia poi, come Singapore, ha un mercato multietnico con una comunità di expat a Kuala Lumpur. Industria della plastica, della gomma e dell’elettronica risiedono ancora nella struttura industriale di quest’ultimo paese.

Covid permettendo, la crescita economica e quella demografica sono in continuo aumento. La Malesia è un paese a maggioranza musulmana, senza alcun programma di contenimento delle nascite e con un governo che spinge sempre perché ci siano sempre più di tre figli per famiglia. Entrambi i paesi sono molto vivaci nelle loro politiche di investimento, con programmi adatti anche alle PMI. Le nuove opportunità da segnalare son principalmente quella di Singapore con innovazioni di Fintech, Agritech ed Healthtech. Ancora valido è tutto ciò che ha a che fare con il mondo del progetto ed ogni tipo di tecnologia legata alla sostenibilità. Nuovi arrivi a Singapore sono Tencent, Zoom, Tik Tok ed Apple.

Indonesia

In collaborazione con Rita Malavasi, di Octagona

L’Indonesia è la più grande economica del Sud-Est Asiatico e la decima più grande al mondo in termini di PIL. L’interscambio commerciale del Paese con il resto del mondo si è quadruplicato nel corso degli ultimi dieci anni. I colloqui con l’Unione Europea finalizzati alla creazione di un trattato di libero scambio mostrano la volontà dell’Indonesia di proporsi come porta d’ingresso per i Pesi europei nell’Asia Sud Orientale. La stabilità politica ed economica del paese riacquistata dopo la crisi degli anni ’90 ha contribuito a rinnovare la fiducia dei mercati internazionali per gli investimenti nel Paese, che ha inoltre registrato tassi di crescita stabilmente superiori al 5% (tra i più alti dell’area asiatica). I principali prodotti sono riso, manioca, mais, patate dolce ma anche erbe medicinali e oli essenziali. I principali settori invece sono raffinerie di petrolio, gas naturale, tessile e calzature e chimico.

Le relazioni diplomatiche che dal 1949 il Paese intrattiene con l’Italia sono caratterizzate da una positiva collaborazione. L’Italia è il terzo partner commerciale UE di Jakarta, ma c’è ancora un forte potenziale di crescita. L’Interscambio commerciale tra Italia ed Indonesia è in crescita, seppur le importazioni abbiano subito un lieve calo. I principali settori di interesse per le aziende Italiane sono: le costruzioni con tutto ciò che la filiera porta con sé, i macchinari e le apparecchiature; l’energia elettrica, gas ed energie rinnovabili; prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura; ed infine i prodotti minerari. Inoltre il numero di persone con un elevato patrimonio netto è destinato a crescere, espandendo la base di potenziali consumatori di beni di lusso. I ricavi nel segmento dei gioielli di lusso ha infatti raggiunto in Indonesia 197 milioni di dollari nel 2020. Le imprese italiane presenti nel territorio sono oltre settanta.

L’Indonesia ha poi il più alto tasso di utilizzo dell’e-commerce rispetto a qualsiasi altro paese al mondo, con il 90% degli utenti di età compresa tra i 16 e i 64 anni. Gli e-commerce utilizzati sono Tokopedia e Shopee, delle piattaforme locali con un traffico mensile di milioni di utenti. I trend che caratterizzano l’economia indonesiana del post Covid sono principalmente le varie riforme del sistema sanitario, la digitalizzazione delle imprese e il rafforzamento del sistema turistico.

Myanmar

In collaborazione con Beatrice Bridi e Bernardo Contri, di IMBA

Il Myanmar esporta principalmente verso Thailandia Cina, Giappone e USA. Tra i paesi europei il maggiore esportatore è la Germania. L’Italia rappresenta solo lo 0.5% dei beni importati dal Myanmar. Tra le principali importazioni dall’Europa troviamo: macchinari e apparecchiature, veicoli e parti di ricambio, prodotti farmaceutici e fertilizzanti. I settori più interessanti risultano essere: innanzitutto il tessile, che per ora ha attratto produttori dal resto dell’ASEAN e dalla Cina grazie a costi di manodopera competitivi (fortemente e negativamente impattato dalla crisi attuale); pietre preziose e oro; macchinari e apparecchiature (30 milioni di import dall’Italia nel 2019); agro e food-processing; costruzioni; energia; oil & gas.

L’ultimo mercato emergente del Sud est asiatico

Punti di forza del Myanmar sono principalmente il fatto di essere l’ultimo mercato emergente del Sud Est Asiatico con più di 50 milioni di abitanti e un paese da costruire in una posizione strategica. Debolezze invece sono le norme in vigore per le aziende straniere che intendono insediarsi in questo mercato e la difficoltà di trovare un giusto partner. Ma la poca concorrenza tra aziende italiane e le agevolazioni fiscali sono grosse opportunità da tenere in considerazione sebbene la ripresa dal post-Covid e l’ambiente di lavoro non ottimale siano presenti come rischi. La crisi portata dal Covid-19 sta fortemente impattando la Birmania. Tuttavia ci si aspetta il ritorno a un regime di crescita già dal 2021.

Thailandia

In collaborazione con Luca Vianelli e Nadia D’Amico, di MDA Consulting

La Thailandia presenta un grande vantaggio in termini di posizione, centrale per l’area ASEAN. Con una popolazione di 65 milioni di abitanti, è il secondo paese per consumi familiari e il terzo paese con meno cali di export in periodo Covid. L’automotive è uno dei settori per eccellenza della Thailandia, di cui è il primo produttore nel Sud est asiatico, con investimenti anche nella mobilità elettrica. Sono presenti poi centinaia di aziende del settore Automation & Electronics. Il settore medico e farmaceutico è in forte crescita e la Thailandia è fortemente competitiva in questo ambito, anche nei confronti di Singapore. Il 20% del PIL è generato dal turismo, e il paese ha reagito prontamente alle problematiche legate al contagio, provvedendo a fornire un’automazione completa o quasi, ad esempio nelle procedure di check-in o all’ingresso nei centri commerciali. Con un calo del 95% dei voli in entrata e in uscita negli ultimi 8 mesi, per il settore dei macchinari diventa fondamentale capire come gestire i processi di installazione, avviamento e manutenzione.

Vietnam

In collaborazione con Pham Hoang Hai, di ICHAM

Il paese è molto stabile socialmente e politicamente, in crescita costante tra il 6% e il 7% da oltre 20 anni (superiore a tutti gli altri paesi ASEAN, eccetto la Cina), con la migliore performance durante l’emergenza Covid. La popolazione è in fase di inurbamento e trasformazione in classe media: la fascia alta della popolazione già conta centinaia di migliaia di famiglie.

Il Vietnam sta sempre più diventando la “fabbrica dell’Asia”

Giappone, Corea del Sud e Taiwan hanno infatti popolazioni troppo vecchie per le fabbriche, tendendo a mantenere quindi solo le nicchie ad elevata automazione o tecnologia esclusiva. Per questo il Vietnam è in competizione con Indonesia, Tailandia e Malesia, che sono però meno idonee per gli investimenti, ciascuna per differenti ragioni. Nel corso degli anni le esportazioni del Vietnam in Europa sono aumentate molto più che proporzionalmente rispetto a quelle dell’Europa verso il Vietnam, e l’Italia è rimasta indietro anche rispetto ai partner europei. Similmente, la crescita del Vietnam è largamente dovuta a investimenti dai paesi asiatici vicini e sempre meno dall’Europa, e questo spiega perché poi le scelte tecnologiche finiscano per penalizzare l’Europa stessa. La produzione di componenti per la filiera giapponese o quella coreana rappresenta un’opportunità: non sarebbe nulla di diverso dal vendere componenti alla Germania, ma svilupperebbe mercati nuovi e in crescita, prevenendo il rischio di essere totalmente sostituiti una volta che l’ASEAN arriverà ad un livello tecnologico più avanzato. Naturalmente questo richiede di localizzare la produzione.

Next steps

Se ritieni che il tuo prodotto possa essere venduto nell’area ASEAN o se ti interessa approfondire quali sono le opportunità offerte da questi paesi, puoi contattarci per avere una prima valutazione della potenzialità sul mercato target e per fissare un appuntamento conoscitivo con uno dei referenti.

info@farexport.it

0444 232500

 

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