Il rapporto ICE sul commercio estero 2019-2020

Il rapporto ICE sul commercio estero 2019-2020

Il rapporto di Agenzia ICE sul commercio estero

La presentazione del rapporto

Si è tenuta il 28 luglio 2020 la presentazione (online, com’è ormai abitudine di questi tempi) del 34° rapporto ICE e dell’annuario 2020 Istat-ICE, con gli interventi del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale On. Luigi di Maio, il Presidente dell’Agenzia ICE Carlo Ferro, il Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo ed il Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Manlio Di Stefano.

Quanto conta l’export

Come ha sottolineato il Presidente dell’Agenzia ICE, Carlo Ferro, la crisi seguita allo scoppio della pandemia (la peggiore dal secondo dopoguerra) ha causato il rallentamento degli scambi globali e la caduta dei consumi, che vanno ad impattare tutte le imprese italiane ed il loro export.

L’export rappresenta un terzo dell’economia italiana e assieme al turismo (13% del PIL nazionale) è stato il principale driver della ripresa, purtroppo mai del tutto completata, dalla crisi del 2008.

La sua crescita, infatti, è stata ininterrotta per un decennio, dal 2010 allo scorso anno.
Nel rapporto 2019/2020 dell’Agenzia ICE vengono messi a fuoco tre principali temi:

  • il problema (di lunga data) della limitata crescita dell’export delle regioni del Sud
  • l’e-commerce e le tecnologie digitali come fattore di traino per l’export italiano, divenuti ancora più importanti dopo l’accelerazione impartita dalla situazione di lockdown
  • la sostenibilità e la finanza per l’innovazione, per la crescente attenzione verso le start-up e il venture capital

Il rapporto fornisce inoltre una previsione dell’andamento nel prossimo biennio, basata come di consueto sugli studi Prometeia.

Il contenuto del rapporto, in sintesi

Dal rapporto emerge che l’export italiano aveva terminato il 2019 con una crescita del 2,3%, attestandosi a 476 miliardi di euro e mantenendo stabile la quota di mercato sul commercio mondiale, al 2,84%, nonostante le turbolenze innescate dalla guerra commerciale tra Russia e Stati Uniti e le incertezze legate a Brexit. Riportano i dati di più alta crescita i settori:

  • farmaceutico (+25,6%)
  • bevande (+6,8%)
  • sistema moda (+6,2%)
  • metallurgia (+5,3%)

Il settore di macchine e apparecchi meccanici non cresce (-0,5%), ma continua a contribuire con oltre 50 miliardi di euro alla formazione dell’avanzo commerciale.

Chi è andato meglio

I paesi che hanno registrato maggiore crescita sono stati:

  • il Giappone (+19,7%), favorito probabilmente anche dall’accordo di libero scambio stretto con l’Unione Europea
  • la Svizzera (+16,6%), anche in virtù della sua natura di hub di smistamento internazionale delle merci.

Anche verso gli USA (+7,5%) l’export italiano ha mantenuto il trend di crescita, nonostante i dazi applicati su alcune categorie merceologiche.
Germania (12,2% dell’export totale), Francia (10,5%) e USA (9,6%) si sono confermati i primi tre mercati di sbocco del nostro export. Macchinari (17,2%), moda (11,9%) e filiera agro-alimentare (9,1%) sono i settori che di più vi contribuiscono.
Tra le regioni, il primato dell’export spetta ancora una volta alla Lombardia (27%), all’Emilia-Romagna (14,1%) e al Veneto (13,7%).
Una nota di ottimismo viene dall’andamento positivo dell’export (+4,7%) registrato nei primi due mesi del 2020, nonostante il mercato cinese stesse già cominciando a risentire degli effetti del Covid-19.

Previsioni difficili

L’Istat ha previsto per il 2020 un calo del 13,9% dell’export per beni e servizi, non lontano dalla stima della Commissione Europea, che si attestava al 13%. I pronostici di Prometeia, pur consapevoli della difficoltà di fare ipotesi nelle condizioni attuali, indicano una ripresa del +7,4% nel 2021 e del +5,2% nel 2022, anno su anno. In questo modo, servirà l’intero biennio per poter tornare ai livelli del 2019.

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