Nuovi mercati: sorpresa Etiopia

Nuovi mercati: sorpresa Etiopia

Pace, investimenti, popolazione giovane, risorse naturali. Queste sono le premesse attuali: ora ci si chiede quale futuro può offrire il mercato etiope. Ne parleremo in Confindustria Vicenza il 5 aprile in un convegno espressamente dedicato alle potenzialità del paese.

Dopo il trattato di pace firmato con l’Eritrea lo scorso settembre, l’area del Corno d’Africa si presenta finalmente libera da conflitti. Grazie all’intesa sono ripresi i rapporti diplomatici, ripristinati i collegamenti telefonici e aerei e riaperte le frontiere terrestri, rilanciando così i commerci lungo il confine tra i due paesi e consentendo all’Etiopia, che è senza sbocchi sul mare, di tornare ad accedere ai porti eritrei.

L’Italia punta a gestire la stabilizzazione di Etiopia ed Eritrea, ricamandosi un ruolo di primo piano. Lo ha affermato il presidente Conte, incontrando il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali e il leader eritreo Isaias Afewerki. La Farnesina ha lanciato messaggi promettenti, che indicano la volontà dell’Italia di accompagnare la crescita economica e lo sviluppo sostenibile nella regione africana, mediante una strategia articolata, con investimenti, interventi di cooperazione e programmi di educazione e formazione professionale. Non va dimenticato, infatti, che da questa regione proviene circa il 25% di migranti che tentano di raggiungere l’Italia attraverso la Libia.

Dei 100 milioni di Etiopi, il 64% ha meno di 24 anni e l’aumento demografico ha fatto registrare 10 milioni di abitanti in più solo negli ultimi 5 anni. E l’Etiopia punta a diventare un Paese da medio reddito e hub leader nella manifattura dell’Africa entro il 2025, anche grazie alla forza lavoro abbondante, giovane e istruibile.

Pur presentando ancora considerevoli livelli di povertà, ad attrarre i già numerosi investimenti stranieri figurano l’abbondanza di risorse naturali, la tutela della proprietà privata (è costituzionalmente vietata la statalizzazione delle industrie), l’assenza della doppia tassazione per 19 Paesi del mondo (tra cui l’Italia) e i bassi costi necessari ad allocare un minimo capitale, da 200.000 a 50.000 dollari.

L’economia interna si basa ancora prevalentemente sull’agricoltura, ma l’industria si sta sviluppando, come quella manifatturiera di piccola scala nell’ambito dei prodotti di consumo e dell’artigianato locale. Un grande potenziale emerge nel settore agricolo, agro-industriale, nel tessile, nell’industria della pelle e nel settore energetico, mentre il settore minerario rappresenta soltanto lo 0,5% del prodotto interno lordo ed è principalmente incentrato sull’estrazione e sulla vendita di oro.

Le priorità economiche e di investimento riguardano la produzione di energia idroelettrica, comparto in cui l’Etiopia punta a divenire prima nel continente africano, il settore farmaceutico, la produzione e il trattamento di prodotti agricoli e allevamento, tra cui spiccano il cotone, gli alberi da gomma, l’ortofrutta, il pellame, ma pure la floricoltura (con un’inaspettata eccellenza riconosciuta nella produzione di rose).

Concludono questo macro-quadro economico i 10.000 ettari destinati all’impianto di nuove aree industriali fino al 2025, il turismo che vanta la compagnia di volo innovativa più grande dell’Africa e un bacino di rapporti commerciali internazionali con altri 19 Stati africani a vantaggio di ben 450 milioni di persone grazie al Comesa, il Mercato comune dell’Africa orientale e meridionale.

L’interscambio commerciale, ancora al di sotto delle reali potenzialità è cresciuto costantemente negli anni, fino a raggiungere 365 milioni di euro nel 2015 (di cui 307 milioni di nostro export). L’Italia è il 9° cliente e 5° fornitore a livello mondiale; il 2° partner commerciale, 1° fornitore e 3° cliente a livello europeo.

Circa la metà del nostro export è basato su macchinari e apparecchiature, in particolare macchine industriali specializzate e di impiego generale. Segue il comparto degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi. Per quanto riguarda le importazioni, esse si concentrano, per circa i due terzi, nel settore agricolo (caffè, semi oleaginosi e altri prodotti di colture permanenti) e per il restante terzo nelle produzioni conciarie e tessili. Questi dati non tengono conto del fenomeno delle triangolazioni (via Paesi del Golfo) e dei beni prodotti da aziende italiane presso stabilimenti in Paesi terzi (ad esempio, IVECO in Cina e Piaggio in India).

La presenza economica italiana in Etiopia consta di un variegato gruppo di imprenditori residenti, in molti casi con presenza nel Paese ultra-quarantennale e di gruppi e aziende che hanno iniziato ad operare in Etiopia in tempi più recenti. Alcuni grandi progetti infrastrutturali del Paese sono affidati a società italiane: è il caso della Salini-Impregilo, che opera da decenni in Etiopia ed è attualmente impegnata nella costruzione di due grandi dighe (Gibe III sul fiume Omo e Grand Ethiopian Reinassance Dam sul Nilo Azzurro).

L’Etiopia punta a completare la privatizzazione del settore delle telecomunicazioni entro la fine dell’anno, per poi procedere alla vendita delle partecipazioni delle aziende statali di energia, navigazione e zucchero. “Il mio modello economico è il capitalismo”, ha spiegato al Financial Times il premier Abiy Ahmed, segnando così una netta rottura con i precedenti governi di Addis Abeba che portavano avanti politiche di controllo sui “comandi” dell’economia, reinvestendo i profitti in infrastrutture, sanità e istruzione. Abiy ha detto per altro che intende procedere con cautela nel processo di privatizzazione per scongiurare atti di corruzione: “Iniziamo con le telecomunicazioni, impariamo qualcosa, valutiamo con serietà e andiamo avanti”.

Il governo di Addis Abeba punta a vendere il 49% di Ethio Telecom, la più grande azienda di telecomunicazioni in Africa in termini di clienti in un solo Paese, con oltre 60 milioni di abbonati. Per favorire la concorrenza, l’Etiopia potrebbe anche mettere sul mercato altre due società di telecomunicazioni, con Vodacom, Orange, MTN. L’Etiopia ha inoltre intenzione di lanciare una Borsa nel 2020.

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