Medio Oriente e Nord Africa: nuova mecca per le PMI italiane?

Medio Oriente e Nord Africa: nuova mecca per le PMI italiane?

Mentre l’Iran occupa le prime pagine dei giornali a causa delle tensioni con gli Stati Uniti, l’area di cui fa parte, ovverosia l’area MENA (territori di Nord Africa e Medio Oriente) vede crescere sempre di più il proprio ruolo di primo piano nell’economia globale. Questo anche grazie al progetto cinese della Nuova Via della Seta Marittima, l’Expo Dubai 2020 e l’organizzazione dei mondiali di calcio in Qatar nel 2022.

Alcuni dati per contestualizzare il territorio di cui stiamo parlando: l’area del Mediterraneo è popolata da circa un miliardo di persone, di cui 460 milioni residenti nella zona MENA.

Il PIL reale generato nel complesso da questi paesi si aggira intorno ai 3.500 miliardi di dollari.

Questo significa che è paragonabile, in termini di ordine di grandezza, a quello della Germania. Si tratta di un’area molto eterogenea, nella quale si possono trovare paesi ricchi di risorse e lavoro, come l’Algeria e l’Iraq, paesi ricchi di risorse e poveri di lavoro, come il Qatar e gli Emirati Arabi, e paesi poveri di risorse, ma ricchi di lavoro, come Egitto, Marocco e Tunisia.

Da loro dipende più del 55% del petrolio necessario al nostro fabbisogno energetico nazionale e parallelamente i Paesi MENA sembrano essere la nuova “terra promessa” per le imprese italiane, per una serie di fattori. In primis, la posizione geografica dell’Italia, piattaforma logistica naturale per le nuove rotte commerciali nel Mediterraneo, verso Nord Africa e MO – benché le recenti tensioni con Iran e Libia non giochino a favore.

Secondo l’ultimo rapporto ANCE, le opere infrastrutturali nell’area MENA parlano sempre più italiano: i MENA sono, infatti, nella classifica dei primi dieci mercati per entità di commesse italiane in corso, insieme ad Arabia Saudita, Algeria, Qatar e Emirati Arabi Uniti.

Già il 10% dei capitali italiani investiti all’estero è attualmente impegnato in questi paesi, contro appena l’1,4 per cento di quello mobilitato dalle imprese tedesche. Il principale investitore della regione rimane comunque la Cina, dato che sottolinea la rilevanza strategica e il potenziale economico di questa zona. Dal 2005 al 2018 la Cina ha investito qui quasi 200 miliardi di dollari, di cui il 45% rientra nella realizzazione della BRI, Belt and Road Initiative, la cosiddetta Nuova Via della Seta. L’impegno degli investitori italiani in questo contesto ne sottolinea la lungimiranza.

Si tratta del nostro 2° mercato di destinazione.

Questo vale per sia per la presenza di PMI esportatrici in quest’area (oltre 1 impresa di piccole e medie dimensioni su 10), sia per il valore complessivo delle merci vendute. Negli ultimi trent’anni c’è stata una ricomposizione dei fornitori internazionali dell’area a favore della Cina: va notato che la riduzione di presenza di fornitori storici quali Germania e Stati Uniti è stata comunque ben più rilevante di quella subita dall’Italia, che rimane ad oggi al 4° posto tra i fornitori, con una quota di mercato del 5,3%. Nel 2018 gli scambi commerciali tra l’Italia e i paesi MENA hanno movimentato più di 75 miliardi di euro.

Anche in quest’area i macchinari, primo comparto per peso delle esportazioni italiani nel mondo, occupano il primo posto. Seguono i settori del made in Italy.

I prodotti vincenti del made in Italy emergono in particolare nelle produzioni in metallo e ceramica, nei macchinari, nella gioielleria e nelle armi.

In generale, la strategia d’esportazione di Italia e Germania in questi paesi negli ultimi 10 anni è stata quella di ridurre le esportazioni nei paesi a medio-basso reddito ed aumentare quelle nei paesi ad alto reddito. La Spagna ha invece preferito puntare sui paesi a medio-basso reddito, vedendo aumentare il proprio export di 11 punti percentuali.

Quello dei MENA è tra l’altro un mercato di sbocco in crescita: si stima che nel 2030 la classe media, cruciale per i consumi, crescerà sul territorio MENA di 100 milioni di persone.

Si stima che la domanda di beni di consumo raggiungerà un valore pari all’attuale PIL italiano in dollari.

Con il conseguente incremento dell’urbanizzazione crescerà anche la domanda di grandi opere infrastrutturali, creando opportunità per esportare il meglio del know how italiano della progettazione.

Per cogliere queste opportunità, però, l’Italia dovrà migliorare la sua performance logistica, che ad oggi la vede occupare, secondo i dati della Banca Mondiale, un ben poco soddisfacente 19° posto nel ranking globale (con la Germania in vetta alla classifica).

In questo senso, soprattutto per le PMI, che hanno maggiore difficoltà ad affrontare i costi dell’esportazione, diventano centrali le possibilità offerte dall’e-commerce. Nei sei paesi appartenenti al Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar) il commercio elettronico ha già raggiunto un valore di circa 5 miliardi di dollari nel 2016, e il tasso di penetrazione sul totale delle vendite al dettaglio si stima possa raddoppiare entro il 2020.

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