Ottimi risultati per l’export Made in Italy a Dubai

Ottimi risultati per l’export Made in Italy a Dubai

Dopo un 2021 di forte recupero sul 2019 per le nostre esportazioni negli Emirati Arabi, con 4,8 miliardi di euro complessivi (+24,7% rispetto al 2020 e +4,7% rispetto al 2019), i primi cinque mesi del 2022 hanno rafforzato la tendenza: tra gennaio e maggio il Made in Italy è stato di 2,3 miliardi di euro, il 19,7% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

È un mercato che dimostra un crescente interesse per i prodotti Made in Italy e per questo è scelto sempre più spesso da tante aziende italiane che prima non lo prendevano in considerazione, se non in maniera episodica, perché erano già soddisfatte con i mercati che avevano – spiega Giovanni Bozzetti, referente unico della Camera di Commercio e Industria di Dubai in Italia. Ma ora lo scenario è cambiato: è il momento giusto per investire negli Emirati e non solo come mercato in sé, già molto interessante, ma anche come porta per altri Paesi.

Quali le ragioni di tanto interesse?

Le ragioni di questo importante aumento di export italiano sono molteplici: in primis la necessità di molti, soprattutto le aziende legate al lusso, di trovare nuovi sbocchi per compensare le perdite subite in Russia, Ucraina e Bielorussia, in seguito alla guerra in corso.

Poi va aggiunta la buona gestione del Covid da parte delle autorità locali che, assieme all’efficace campagna di vaccinazione, hanno fatto del paese un “porto franco” per imprenditori e investitori da tutto il mondo.

Ma l’interesse per gli Emirati viene da lontano, come spiega Alessandro Terzulli, chief economist di SACE: «Già da molto prima della pandemia e della guerra erano diventati un mercato di grande attenzione, grazie allo sviluppo guidato soprattutto da Dubai, per quanto riguarda la finanza e il turismo, e Abu Dhabi, sul fronte delle risorse più tradizionali legate all’Oil and Gas, sebbene in un’ottica di investimenti verso la transizione energetica».

Effettivamente, già l’anno scorso gli Emirati Arabi Uniti erano stati indicati da Sace come una delle aree più interessanti su cui investire, in virtù sia del recupero, nel 2021, rispetto al 2019, sia delle prospettive di crescita per il 2022 e 2023. Oggi i numeri ne confermano le previsioni.

Una spinta decisiva, poi, è arrivata sicuramente dall’Expo di Dubai, che si è tenuto tra il 1° ottobre del 2021 e lo scorso 31 marzo, attirando nella città araba oltre 24 milioni di visitatori da tutto il mondo. Il Padiglione Italia è stato uno uno dei più apprezzati e visitati dell’intera Esposizione (6 milioni di presenze e 13 milioni di utenti coinvolti tramite sito e social).

Infine ci sono però anche motivazioni più strutturali, che rendono gli Emirati particolarmente attrattivi proprio in questo momento. Come spiega ancora Bozzetti:

Il governo Emiratino ha avviato una politica aggressiva per attrarre investitori e aziende a portare attività manifatturiere in loco, in linea con il programma di diversificazione economica che punta a un processo di industrializzazione. Il ministero dell’Economia e quello dell’Industria hanno messo in atto una serie di incentivi fiscali, creando le condizioni ideali per chi fa impresa.

I settori più interessanti

Ai primi posti troviamo: gioielleria, moda e meccanica.

Ma tra le aree produttive coinvolte c’è anche l’industria legata al medicale, alle scienze della vita, all’agritech, all’aerospazio. Così il Made in Italy più innovativo affianca quello più “tradizionale” e già da tempo apprezzato in questo mercato, dalla moda al design, dall’automotive all’agroalimentare.

È interessante notare che a differenza di altri mercati in cui l’Italia esporta, negli Emirati la prima voce di vendite è «altri consumi», definizione che comprende soprattutto metalli preziosi e gioielleria, cresciuti del 77% nel 2021 e di un ulteriore 26,6% nei primi cinque mesi del 2022. L’Italia produce gioielleria fine, apprezzata non tanto da acquirenti locali, quanto dai tanti espatriati che lavorano a Dubai, soprattutto nel settore finanziario. Come osserva ancora Terzulli:

Un’altra delle caratteristiche interessanti di questo mercato è la presenza di molti stranieri con alta capacità di spesa. Non parlerei perciò di triangolazioni verso la Russia attraverso Dubai, come si sospetta stia accadendo. Il Paese è di per sé un hub internazionale, in cui persone da tutto il mondo arrivano per lavoro o per turismo e fanno acquisti di beni di lusso.

Dubai, una porta di accesso per paesi alternativi al mercato russo

A quanto detto sopra va aggiunto che, dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, alcuni “big spender” russi si sono trasferiti a Dubai in cerca di un luogo neutrale rispetto alle sanzioni verso Mosca, un po’ come sta accadendo anche in Turchia. Gli Emirati Arabi Uniti si dimostrano una porta per entrare facilmente anche in altri Paesi del Medio Oriente, dell’Africa e del Sud Est Asiatico.

E ciò grazie anche ai 48 accordi bilaterali in vigore con i paesi di queste aree verso cui esportare prodotti a dazi zero o quasi. Le aziende italiane possono esportare verso questo mercato con tassa flat al 5% (ad eccezione naturalmente dei prodotti a base suino e dell’alcool) e poi da qui vendere i propri beni a questi 48 Paesi, che peraltro sono in continuo aumento.

FarExport Dubai

Data la crescente importanza dei mercati del Golfo e del mercato emiratino in particolare per gli esportatori italiani, FarExport può vantare da marzo 2022 l’apertura di un desk situato proprio a Dubai. Da qui sarà possibile per le imprese ricevere un supporto operativo per la ricerca di nuovi clienti con un focus sui sei paesi arabi del Golfo: Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, Qatar.

Per conoscere le potenzialità dei tuoi prodotti o aumentare il tuo fatturato export, contattaci al Desk FarExport (tel. 0444 232500 – email: info@farexport.it).

Fonte: Sole 24 ore

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